Essere o non essere... sposato/a?

Essere o non essere... sposato/a?

All’apice della sua maturità (o forse solo dopo un significativo consumo di alcool), ogni essere mortale si confronta con la grande domanda esistenziale “Essere o non essere... sposato/a?”, alla quale, a differenza di qualche decennio e di mentalità passata, si possono dare almeno due risposte “valide”.

La coercizione sociale del matrimonio del passato sembra diminuire progressivamente, poichè il modello del celibato o dell’unione consensuale inizia a guadagnare sempre più terreno. Ma non abbastanza. Per alcune persone, il matrimonio continua ad essere avvolto in un’aura luminosa, ad estrarre emozioni e lacrime positive, a valorizzare abbastanza da determinare l’investimento di una piccola fortuna nella cosiddetta cerimonia nunziale.

Per altri, invece, questa forma convenzionale di esistenza riesce solo a spaventarli, come un allarme per la presenza di una bomba.

Di solito, le signorine piu fortunate sono propense ad unire per l’eternità il destino con un uomo malato del loro amore, che chiede la mano in ginocchio alla luce delle candele piu romantiche del mondo o suscita palpitazioni con l’anello nascosto nella torta o nello champagne.

Le meno fortunate, però, sentono la necessità di prendere personalmente l’iniziativa, ricordando in modo allusivo e assolutamente per caso agli innamorati indecisi che, dopo tanti anni di convivenza erotica con aria tipicamente maschile, meriterebbero anche loro una breve ma sfarzosa visita all’ufficiale dello stato civile. Almeno questo.

Gli schieramenti sono, quindi, divisi, ma il matrimonio non è più visto da tutti con gli stessi occhi benevoli come una volta. Ci sono, da una parte, “I sentimentali” tradizionalisti che non riescono a godere della loro relazione senza giuramento e altare (le donne che progettano la loro cerimonia ideale, iniziando dal primo giorno di pubertà e gli uomini che non si sentono pienamente soddisfatti se non hanno la partner con gli atti in regola) e dall’altra parte, i modernisti distaccati dagli obblighi e responsabilità limitative (le donne che disegnano il loro matrimonio in un futuro non definito, perchè hanno così tutto il tempo per finalizzare ancora un corso, per laurearsi ancora una volta, per inseguire il lavoro dei loro sogni o i signori che rifiutano educatamente di sacrificare la loro suprema libertà, per quanto innamorati e soddisfatti potrebbero essere in rapporto alla loro dolce metà).

Ad uno degli estremi si trovano, quindi, coloro che non solidarizzano per niente con la classica idea di matrimonio, ma sentono brividi lungo la schiena al solo pensiero di esso, all’altro, gli impazienti che non vedono l’ora di gridare ad alta voce un “Si!” categorico e accentuato, davanti a tutti gli amici e parenti riuniti in un gruppo compatto di invitati commossi e devoti alla “causa” in se.

I motivi per cui i primi tra questi scelgono di non fare il “grande passo” sono abbastanza vari: sia perchè detestano l’abito da sposa o il vestito da sposo (a seconda del caso), sia perchè non credono nelle istituzioni e nelle formalità, non desiderano bambini e allora... che senso ha? Rispettare un malefico piano facendo per questo la guerra con i genitori che quotidianamente li torturano con la “maturazione e la sistemazione in una casa personale”, hanno paura del divorzio, preferiscono una relazione aperta, non-esclusivista con il partner oppure vedono il matrimonio come una condanna alla monotonia, un permanente dar conto, restrizioni ed infelicità ecc.

Gli altri osano, poichè per loro essere sposati è al contrario romantico e necessario... perchè tutti gli amici l’hanno gia fatto, perchè, in questo modo, aumentano le possibilità di essere promossi sul posto di lavoro, perchè desiderano bambini e si impongono un quadro “legale” necessario per la loro crescita, perchè vogliono ricevere le congratulazioni e i regali o, semplicemente, vogliono essere “al passo con tutti” e così via.

Nulla è escluso; le persone hanno tante motivazioni (intrinseche o estrinseche) allorquando si manifestano pro oppure contro il matrimonio, che, nonostante le aspettative e le premonizioni contraddittorie, non fa ne super miracoli in casa, rigenerando amori vegetativi e diffondendo felicità continua ne grandi danni irreparabili, limitando la libertà e rovinando destini tra l’altro innocenti. Anche se il mondo sopravvaluta sia la sua importanza, sia l’inutilità. In maniera assolutamente gratuita.

Senza essere profondamente influenzato/a dagli uni o dagli altri, allorquando pensate all’ufficializzazione di una relazione, dovete tener conto almeno dei seguenti aspetti pratici:

 

1.-Il matrimonio non riempie quei vuoti che il parteneriato sperimenta nel suo stato naturale (non legalizzato) e nemmeno costituisce un supplemento alla dose giornaliera di amore o rispetto.

Alcuni ingenui vivono ancora con l’illusione vuota che tutte le “macchie”, le goffagini e i difetti di una relazione possono essere definitivamente cancellate con la spugna magica chiamata genericamente “matrimonio” e che, una volta entrati nel mondo degli sposati, diventeranno individui più responsabili e coscenziosi in rapporto alla propria vita di coppia.

La realtà dice, però, che se il consorte non presterà sufficiente attenzione nei momenti che precedono il matrimonio oppure è infedele, scorbutico, distante e capriccioso allorquando non porta la fede, il cambiamento dello stato civile non lo trasformerà in una notte nel più premuroso, fedele e comprensivo uomo.

Viceversa se la consorte non è proprio di vostro piacimento, avendo bisogno di importanti adeguamenti in merito “all’attitudine e comportamento”, non significa che il grande matrimonio di tre giorni e tre notti, che programmate esattamente come nelle favole, la trasformerà nella fata buona, disposta a soddisfare tutti i vostri desideri.

La fede non ha, quindi, assolutamente alcun potere in se. E l’ufficializzazione di una relazione carente non equivale alla sua guarigione da ogni malattia o da ogni male.

Ciò che non viene riparato prima del matrimonio, difficilmente potrà essere aggiustato dopo.

 

2.-Anche se alcuni affermano questo, il matrimonio non rappresenta una nullità assoluta, senza nessuna utilità pratica nella vita dell’uomo.

Quelli molto temprati contro il matrimonio (o a qualsiasi altro tipo di convenzione, in generale) tendono sempre a pregiudicare un potenziale beneficio che la formalità potrebbe avere sulla coppia, come se riconoscere a questa anche un minimo contributo, li posizionerebbe automaticamente nella categoria dei conformisti con vedute secche e strette.

Come qualsiasi altro contratto, però, dal punto di vista giuridico, il matrimonio presuppone una serie di diritti e doveri che non solo disciplinano il lato economico, amministrativo o burocratico della convivenza legalmente riconosciuta, ma conferisce nello stesso tempo un certo sentimento di sicurezza e stabilità che alcuni hanno bisogno come una potente dose di caffeina durante le giornate molto impegnative.

Se siete, quindi, una persona pragmatica e non avete pazienza di ascoltare la recita del funzionario che vi trasmette fervido che non potete rilasciare un determinato atto in nome del/della partner/perchè lo/la amate solo in privato, non anche davanti alla legge o almeno ad una divinità con competenze specialistiche minori (tipo il notaio che fabbrica deleghe autorizzate), un’opzione affidabile è quella di fare una scappatella presso l’ufficio dello stato civile per risolvere onorabilmente il problema. Anche se in seguito sarete assalito dagli amici non solo con i gladioli e il riso, ma anche con qualche commento spumeggiante proveniente da parte dei nichilisti che separano aggressivamente l’amore da qualsiasi pezzo di carta. Sebbene, a volte, le cose sono correlate.

 

3. Il matrimonio vi risparmia dai “pettegolezzi”, ma a che serve?

Forse vi siete gia stancati degli sguardi pieni di pietà dei conoscenti, che, nella loro incommensurabile indignazione, tradiscono tutti i tipi di riflessioni profonde, come ad esempio “Poverina, sicuramente avrà qualche grosso problema per il fatto che fino adesso non l’abbia presa nessuno!” oppure “Poverino, fino a quando dovrà continuare a lavarsi da solo i calzini?”. Motivo per cui siete capace di recarvi perfino in chiesa dal prete ad importunarlo nel pretendere una benedizione istantanea. A quale scopo, però?

Se voi valorizzate il matrimonio solo perchè applicate una situazione negoziale a buon prezzo sulla bancarella, potreste solo soffrirne in seguito a questo prestito di mentalità a cui appellate temporaneamente. Un matrimonio concluso in condizioni di pressioni esterne durerà quanto il tempo della fermata di un treno in stazione.

Dopo che si tranquillizzeranno gli animi pensierosi della mammina e del papino per il fatto chè “tutti i tuoi colleghi di università hanno gia due, tre bambini, e tu nemmeno ti sei preoccupato di sposarti”, non vi interesserà più, in effetti, del parere degli intrusi, ma solo della propria sconsideratezza di aver preso una tale decisione per un motivo totalmente sbagliato. E cosa seguirà dopo?

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Indifferentemente dalla posizione che adottate in relazione all’alternativa del matrimonio, è importante che lo facciate in modo ragionevole, documentato, sincero e personale. Allontanate le paure (di qualsiasi tipo possano essere) e restate immune all’influenza della maggioranza. Ci sono cose troppo “sensibili” in mezzo per potervi permettere di agire diversamente che in accordo con la propria coscienza.